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#Antichi ricordi

Una grave sciagura sul lago di Lugano

Un vecchio album conservato dalla famiglia Maspoli di Morcote ci riporta ai primi del Novecento con inquadrature realizzate a bordo lago, sia a Lugano sia a Melide. In una delle immagini che presentiamo questa settimana si riconosce la storica Villa Galli di Melide, dagli anni cinquanta del secolo scorso simbolo del divertimento come locale notturno, albergo e ristorante di lusso; fu demolita nel 2013 nonostante le proteste e gli appelli per la tutela di un edificio storico malau­guratamente sprovvisto di alcun vincolo di protezione. Di Lugano, in un paio di altre immagini, si notano invece il lungolago con i filari di tigli, le imponenti strutture alberghiere e i palazzi signorili.
A dominare la scena sono però le imbarcazioni, che in alcuni casi sono raggruppate come se si trattasse di una situazione di cantiere, oppure di un trasporto eccezionale. Altre sono più esplicite ed evidenziano ciò che è realmente accaduto: un incidente nautico con le conseguenti operazioni di soccorso e recupero dei natanti danneggiati.
In assenza di spiegazioni sicure, Nicola Maspoli ha inviato alcune foto alla nostra redazione in cerca d'informazioni. La spiegazione di questo straordinario dispiegamento potrebbe essere il tragico scontro tra il battello a vapore «Ticino» della Società di navigazione e un piccolo scafo privato, più precisamente una lancia a petrolio.
Di questo episodio riferisce Gazzetta ticinese, che nell'edizione del 6 settembre 1909 riporta la notizia sotto il titolo «Grave sciagura avvenuta sul nostro lago». Stando al quotidiano luganese, la sera di domenica 4 settembre Giacomo Ritter, proprietario di Villa Olivella a Morcote, tornava a casa proveniente da Lugano con altre cinque persone a bordo, quattro donne e un uomo. Probabilmente a causa di un'errata mano­vra, l'imbarcazione (che era sprovvista di luci di posizione) ha urtato la prua del «Ticino». Il battellino si è capovolto ed è scomparso sott'acqua. Tre signore e lo stesso Ritter, che pilotava la lancia, annegarono. «Incaricato dell'inchiesta, il Delegato Albisetti si era immediatamente portato sul posto e aveva interrogato il capitano Giannini, il brigadiere della dogana italiana e quattro viaggiatori di seconda classe: dalle indagini era risultata la totale irresponsabilità del capitano e del pilota». Sul luogo della sciagura – riporta Gazzetta ticinese – oltre al delegato con alcuni gendarmi, si erano recati anche il direttore della Navigazione, i gendarmi di Melide, il Giudice di pace, le guardie di finanza di Morcote e un'imbarcazione della ditta Branca di Melide, la quale con alcuni barcaioli aveva cominciato le ricerche degli annegati.
L'articolista non si è soffermato sull'entità dei danni materiali, che stando alle immagini erano stati assai rilevanti anche per il battello «Ticino». Le operazioni di recupero avevano richiesto l'impiego di mezzi importanti e incuriosito la popolazione, accorsa in gran numero sul lungolago di Lugano per assistere all'intervento.
Fin verso la metà dell'Ottocento, le acque del Ceresio erano solcate unicamente dalle barche ad arcioni, adibite soprattutto al trasporto delle persone, e dai cumball, massicce imbarcazioni a vela e a remi utilizzate soprattutto per il trasporto di sabbia, ghiaia, pietrame, mattoni, calce…
Il 13 agosto 1848 il piroscafo «Ticino» iniziò il servizio sulla linea Lugano-Capolago. Il traffico fu tanto scarso – scriveva nel 1926 Giovanni Anastasi, autore del libro «Il Lago di Lugano» – che nel marzo del '51 fu scomposto e, per la via di Porlezza, portato sul lago di Como.
A proposito della navigazione, è da segnalare che nel 1856 una locale società di azioni varò il «Ceresio» che prestò servizio per oltre sessant'anni. Ha servito le località di Lugano, Oria, Osteno, Porlezza, Bissone, Melide e Capolago. Fu demolito dopo la Prima guerra mondiale.

i.p.

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